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Cooperativa Poggio dei Pini
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Parrocchia Madonna di Lourdes
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Data: 01-07-2019

Pubblichiamo il messaggio inviato dalla Parrocchia Madonna di Lourdes unitamente al calendario liturgico contenente il progrmma dlela settimana dal 30 giugno al 7 luglio 2019.

Un sorso di acqua fresca... 

Durante questa stagione estiva proponiamo una breve sosta, un testo per riflettere, accompagnato da una o più preghiere.                               

È una proposta semplice che non ha la pretesa di obbligare ad un percorso, ma viene pensata come una pista di decollo, per un momento di silenzio, di raccoglimento, per una meditazione o per un tempo di dialogo con il Signore. Come un aereo che rolla sulla pista e poi parte verso il cielo, ciascuno prende la sua direzione... è un modesto servizio, pago di aver donato un attimo che può sfociare in un incontro con Dio: un sorso di acqua fresca per chi ha sete e vuole cercare... se stesso, un po’ di pace, il volto di Dio. 


  1. La vita è un pellegrinaggio 
La vita è un pellegrinaggio: ci troviamo in cammino e presto o tardi raggiungeremo la nostra destinazione, che chiamiamo “cielo”. Là vedremo Dio come egli è e quell’esperienza produrrà in noi una felicità perfetta e senza fine. Per questo siamo stati creati.                                                                 
Mentre siamo ancora in cammino, non possiamo fare a meno di porci degli interrogativi intorno a Dio: Com’è? Che cosa ci destina? Cosa vuole da noi? Ma talvolta ci chiediamo se davvero esista. Sono molti i nostri compagni di pellegrinaggio giunti alla conclusione che non c’è alcun Dio. Altri trascorrono la loro vita nel dubbio o senza interessarsi di saperlo. Tuttavia esistono quesiti fondamentali che esigono pur sempre risposta. Che succede dopo la morte? Nulla? La vita può essere senza significato? Siamo forse semplicemente coinvolti in una situazione assurda, senz’alcun senso né scopo?                                                                                                                                                              

Se soltanto ci fosse dato di vedere Dio, l’esistenza sarebbe del tutto diversa: sparirebbero le nostre incertezze e ciascun passo della nostra vita diventerebbe chiaro nel suo orientamento e sicuro nella sua cadenza. Non ci sarebbero più esitazione o sconcerto. Ma, purtroppo, così non è. Per di più, all’impossibilità di scorgere Dio cogli occhi o di udirne la voce colle orecchie, s’aggiunge il problema che – nella nostra condizione di pellegrini – noi ci troviamo deboli e feriti. Siamo ben lontani dal funzionare a dovere. [...]                                                                                                                                 

Siamo inoltre soggetti a infinite angosce e sofferenze, che possono rallentare il nostro passo. Molti non ce la fanno ed alcuni si sentono così schiacciati dal dolore da non riuscire più a credere che esista un Qualcuno che li ama e vuole che essi raggiungano la loro destinazione, dove tutto verrà rimesso in buon ordine.                                                                                                                                                   

Dopo essere giunti a riconoscere l’esistenza di quel “Qualcuno” e ad apprendere che egli è intervenuto nelle nostre faccende, dovremmo allora cominciare ad agire di conseguenza. Viene, quindi, naturale voler conoscerlo meglio, sforzarsi di tenersi in contatto con Lui, per concludere infine che è nostro dovere obbedirgli e servirlo. A questo punto raggiungiamo la conclusione che in Dio vanno identificati il senso e lo scopo ultimo di ogni cosa, e soprattutto di noi stessi, Questa forma di risposta è ciò che noi chiamiamo “vita spirituale”. 
(Basil Hume, cardinale arcivescovo di Westminster, Pellegrini in cammino verso Dio, Paoline, Roma 1984, 21-22) 

Fragili, ma fiduciosi 

Quando ti incontriamo, Signore, non possiamo nascondere né a te, né a noi stessi una realtà piuttosto scomoda: siamo fragili, siamo deboli, siamo impastati di argilla e portiamo con noi, dentro di noi, mille incrinature, più o meno profonde. 

Ma tu non ci hai cercato perché siamo i più bravi o i più intelligenti, i più forti o i più capaci. Tu ti sei rivolto a noi contando non sulla nostra forza, non sui nostri meriti, non sul nostro valore, ma sulla fiducia che siamo disposti a darti. 

Chi ti ha incontrato, Signore, lo sa molto bene: è impossibile fugare ogni dubbio, è impossibile vincere ogni paura, è impossibile uscire magicamente dalla propria debolezza congenita. 

Credere in te vuol dire affidarsi a te, mettere la propria vita nelle tue mani, senza continuare a fare domande, senza esigere garanzie... 

 



Programma della settimana [.pdf] [101.43 KB]

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